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Medico generico in convenzione con il SSN: i criteri per l’applicazione dell’Irap

In un interpello presentato all’Agenzia delle Entrate, è stato illustrato un quesito relativo all’applicabilità dell’Irap ad un medico in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Il contribuente ha dichiarato di svolgere la propria attività in assenza di elementi di organizzazione. Non ha, infatti, personale dipendente o assimilato ed utilizza dei beni strumentali di modesta entità (in particolare, mobili ed arredi, un computer, una stampante, un condizionatore d’aria, un autoveicolo e dell’attrezzatura di esiguo valore).

L’istante ha, altresì, precisato che il proprio studio risponde alle caratteristiche indicate all’articolo 22 dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina del rapporto con i medici di medicina generale.

L’Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 82 del 28 settembre 2016, emanata in risposta all’interpello suddetto, ha richiamato il proprio orientamento, espresso in una Circolare del 2010, riguardo all’attività di medico di medicina generale convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. Secondo tale orientamento, la disponibilità di uno studio attrezzato, come previsto nella convenzione, non può essere considerato di per sé come indice di esistenza di un’autonoma organizzazione. Lo studio e le attrezzature previste nella convenzione possono essere considerate come il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività da parte del medico.

L’esistenza di un’autonoma organizzazione si configura, invece, quando vi sono degli elementi che superano lo standard previsto dalla convenzione, elementi che devono essere valutati volta per volta.

L’Agenzia delle Entrate ha, poi, concluso che comunque, in relazione al caso concreto presentato tramite interpello, è necessario effettuare un accertamento di fatto che permetta di ricostruire le modalità concrete di esercizio dell’attività da parte del contribuente. Tale accertamento non può avvenire nell’ambito dell’istituto dell’interpello.